Il labirinto di Burhan Sönmez (Nottetempo)

Pubblicato il 25/01/2021

consigliato da Fabiano


Boratin si sveglia in una stanza di ospedale. Non ricorda nulla della sua vita passata, ogni cosa che lo riguarda è disseminata tra gli oggetti della sua casa, nei discorsi dei suoi amici, nei loro racconti, ma la sua memoria non conserva nulla. Tutto ciò che dovrebbe suscitare in lui un’identificazione con il vecchio sé gli si presenta come fosse la prima volta: le persone che ha conosciuto, i luoghi che componevano la sua vita quotidiana a Istanbul non gli restituiscono il passato. Presto scopre di aver tentato il suicidio lanciandosi dal Ponte sul Bosforo, ma anche la ragione del rifiuto di vivere gli è ora sconosciuta. Il labirinto di Burhan Sönmez (Nottetempo, 2019) è un libro sulla perdita di senso, ma di un tipo particolare, che rende avvolgente, carico di affettività e del tutto contemporaneo questo racconto quasi privo di intreccio narrativo. La perdita di memoria di Boratin non è la messa in scena di un pensiero pessimista, né la sua sofferenza (che ci accompagna per tutta la lettura creando un’empatia tutt’altro che gioiosa) vuole essere la base di un sistema metaforico. Se si tralasciano il tempo lento della lettura e l’alta qualità della scrittura, che ci fanno soffermare sui piccoli dettagli della nuova vita del protagonista, questo romanzo assomiglia più a una serie Tv distopica che ai romanzi sulla crisi del pensiero occidentale di Camus e Sartre. Forse per un autore dichiaratamente politico questo si può considerare un pregio: Il labirinto parla a un vasto pubblico, trasversale per età come sono i personaggi che il protagonista incontra, da un gruppetto di giovani anarchici fino a un vecchio mendicante religioso. Boratin era un musicista blues, un uomo di bell’aspetto, un conoscitore del mondo, carismatico e quasi istrionico nei rapporti con gli amici e con le donne. Dopo il risveglio in ospedale la sua mente non è affatto vuota, il tentativo di connettere i frammenti gli vengono offerti a ogni incontro o conversazione gli causa uno sforzo spossante. Tutto il racconto del nuovo Boratin è un’esplorazione delle condizioni che permettono di attribuire significato alla vita: “Cerco qualcosa che mi parli (…) solo quando l’avrò trovata capirò cosa cercavo”. Ma questo percorso è sottratto a ogni spontaneità, è anzi composto da una serie di piccoli fallimenti che portano Boratin a uno stato di sospensione in cui lo stesso recupero del passato sembra un limite oltre il quale non si deve necessariamente andare. Il labirinto è quindi il dipanarsi di un’imprevista e sofferta libertà, in un percorso terapeutico sia fisico che mentale che progressivamente diverge dalle aspettative iniziali, dal semplice recupero di un’identità preesistente. Ciò avviene impercettibilmente, attraverso uno stile che insiste molto sulla ripetizione. Questo romanzo breve lascia le sue tracce più importanti in filigrana: il merito dell’autore è di permettere che ciò avvenga attraverso un linguaggio semplice che rende, è il caso di sottolinearlo, questo libro una lettura piacevole e accessibile. Il labirinto lascia intravedere la varietà di traiettorie che caratterizza gli esseri umani, gli spazi di libertà che si aprono scombinando i percorsi all’interno di una città, l’ordine temporale degli eventi, i tratti che compongono le identità. Non solo sul piano individuale: dopo Istanbul Istanbul, romanzo in cui quattro detenuti politici si scambiano racconti nel tentativo di sopravvivere insieme, Burhan Sönmez ci offre una nuova occasione di immaginare un’evasione per quella parte di Turchia che oggi si oppone al giogo dal presidente-sultano Recep Tayyip Erdoğan. Burhan Sönmez Di origine curda, è nato in Anatolia nel 1965. A metà degli anni Novanta, in seguito a uno scontro fisico con le forze di sicurezza turche restò gravemente ferito, in pericolo di vita. È stato curato in Gran Bretagna, dove ha trascorso dieci anni da esule. Nel 2013 è stato tra i personaggi di spicco delle proteste di Gezi Park, che si opponevano al governo di Erdoğan proponendo un’idea di città libera dalla speculazione privata. Oggi Sönmez vive a Istanbul e insegna all’Università Metu di Ankara. Parallelamente all’attività letteraria, lavora da avvocato specializzato in diritti umani. Oltre a Il labirinto, anche i due romanzi precedenti sono stati tradotti in italiano: Istanbul Istanbul (Nottetempo, 2015) e Gli innocenti (Del Vecchio, 2011).

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