Il corpo in cui sono nata

Il corpo in cui sono nata

È sufficiente una piccola macchia bianca nell’occhio per sentirsi diversi dagli altri? Non esattamente. Ma la macchia può diventare il segno di una differenza piú grande; può rappresentare l’unicità di una storia personale, e del modo di raccontarla. Questa è la storia di una bambina cresciuta negli anni Settanta, una storia di amore libero, coppie aperte, comuni hippy, ma anche di nonne reazionarie, campetti di calcio, periferie pericolose e trilobiti dell’era paleozoica. E l’unicità è nell’occhio che vede il mondo, nello sguardo che descrive le cose: ironico, commovente, penetrante.

***

Guadalupe Nettel racconta la bambina che è diventata nascendo con un neo bianco sulla cornea. Nella Città del Messico degli anni Settanta subisce il disagio delle cure e assiste impotente alla disgregazione della famiglia, al crollo delle poche certezze che pensava di avere. Mentre aspetta l’operazione all’occhio, gioca a calcio e sale sugli alberi, guarda di nascosto e si costruisce il suo mondo, costretta ad arrendersi alle necessità di un corpo che cresce e sabota ogni conquista. Fino a quando deve lasciare anche l’ambiente progressista messicano di cui ha faticosamente preso le misure per trasferirsi nella periferia francese. Allora, per consolarsi con altre anomalie, ripensa a Gregor Samsa, ai trilobiti dell’era paleozoica, scrive racconti raccapriccianti e clamorosi, si ribella appena può, e sopravvive agli echi del Messico lontano, all’occhio di sempre e alle scoperte che ingoiano ingenuità e innocenza. Tutto prima che finisca l’attesa, prima di arrivare a raccontare in un romanzo, senza leziosità e senza lezioni, come in una seduta psicanalitica in cui le domande fluttuano senza risposte e spazzano la necessità della decenza, il percorso che l’ha portata ad abitare il corpo in cui è nata. Come un dovere che corona la battaglia, con uno sguardo che illumina di tragedia e di ironia i momenti lievi e le rivelazioni inconfessabili. Dando loro una forma. E, soprattutto, senza addomesticare la disperazione impotente dell’infanzia, meravigliosa solo nei luoghi comuni e nella memoria: il disagio dei bambini che si dibattono in uno spazio commovente di solitudine, oscuro e confuso, frustrante e prosaico, ma pieno di grazia.

Guadalupe Nettel è nata a Città del Messico nel 1973. È autrice di quattro raccolte di racconti tra cui Pétalos y otras historias incómodas (2008) e El matrimonio de los peces rojos (2013); e di un romanzo: El huésped (2006). Ha ricevuto diversi riconoscimenti tra i quali il premio franco-messicano Antonin Artaud (2008), il premio tedesco Anna Seghers (2009) e il Premio de narrativa breve Ribera del Duero (2013). Il corpo in cui sono nata (Einaudi 2014) è il suo primo libro tradotto in italiano. Sempre per Einaudi, ha pubblicato nel 2016 Quando finisce l'inverno.

Info

TitoloIl corpo in cui sono nata
AutoreGuadalupe Nettel
Casa editriceEinaudi
LinguaItaliano
EAN9788806214708
ISBN8806214705
17 €
Le scorte di questo libro sono esaurite. Prova a contattarci!
Vai al carrello