La porta del sole di Elias Khoury

Continua il nostro viaggio alla scoperta della letteratura araba contemporanea, stavolta attraverso il romanzo di punta di uno degli autori più acclamati dalla critica orientale: stiamo parlando di Elias Khoury e del suo “La Porta del sole”. Il romanzo, pubblicato nel 1998 con il titolo di باب الشمس, Bab Al-shams, e disponibile nella traduzione italiana di Elisabetta Bartuli (Feltrinelli 2004), fu insignito del Premio Gerusalemme dall’Autorità Nazionale Palestinese ed occupa un posto importante tra i testi dedicati al conflitto israelo-palestinese.

Al centro del romanzo vi è la figura di Younis, un anziano militante palestinese che si trova in coma nelle stanze dell’ospedale del campo profughi di Shatila. Al suo capezzale lo assiste Khalil, giovane medico anch’egli con un passato tra le fila dei combattenti. Pur non essendo in grado di riportare in vita il suo padre putativo, per tutta la durata del romanzo Khalil tenta di tenere in vita Younis attraverso il racconto ininterrotto dei momenti passati insieme, dell’amore con sua moglie Nahila e delle vicende legate agli abitanti del campo profughi. Il medico fedayyn si trasforma così in un cantastorie, dando vita ad un personaggio che ricalca la Sherazade de Le mille e una notte. Analogamente alla giovane regina, che cerca di salvarsi attraverso racconti leggendari che ogni notte distolgono il re dall’ucciderla, Khalil, con la terapia della parola e del ricordo, cerca di allontanare la morte dal suo affezionato mentore.

Elias Khoury, così facendo, ci regala un romanzo dai toni epici attraverso cui esplorare la storia della Palestina moderna e contemporanea in un arco temporale che copre circa 50 anni. La rievocazione di alcuni momenti della vita di Khalil e dei suoi compaesani si accompagna alla narrazione di avvenimenti storici cruciali quali l’esodo definitivo dei palestinesi nel 1948 (dagli arabi stessi definito come Nakba), il massacro di Sabra e Shatila, la guerra civile libanese. L’autore racconta qui la storia dal punto di vista dei vinti, abbandonando però gli stereotipi e mettendo in luce in maniera del tutto inedita le debolezze di un popolo ormai smarrito, che fatica a costruire una memoria nazionale autentica, apprestandosi a diventare l’ombra di sé stesso. La narrazione del dolore dei palestinesi in queste pagine non è mai compiacente, ma risulta piuttosto volta a rilevare le criticità politiche e sociali della contemporaneità.

Nonostante a dare il titolo al volume sia il nome della grotta in cui segretamente Younis incontrava sua moglie durante i periodi di guerriglia e latitanza, questo libro non è soltanto una storia d’amore. La moltitudine di storie raccontate, che talvolta spiazza anche il lettore più attento, ci pone dinanzi agli occhi quello che è il vero tema del romanzo: il ricordo. Il racconto asfissiante di queste vicende, dunque, è in realtà il tentativo di tenere in vita la memoria storica di un popolo che, senza la propria patria, rischia di scomparire.

Parte del fascino di questo libro complesso ma avvincente deriva dalla sua genesi. Sebbene i personaggi siano frutto dell’immaginazione dello scrittore, gli episodi riportati sono il risultato delle dichiarazioni raccolte da Khoury stesso durante un periodo vissuto all’interno dei campi profughi del Libano. L’autore, così, ci restituisce un romanzo che si colloca a cavallo tra finzione letteraria e reportage, un viaggio intenso e pungente all’interno della storia e dei sentimenti del popolo palestinese.

Curiosità:

La trasposizione cinematografica de La porta del sole non ha avuto meno successo del romanzo. Il film, diretto dal regista egiziano Yousry Nasrallah, fu proiettato fuori concorso al Festival di Cannes nel 2004 e Elias Khoury partecipò alla scrittura della sceneggiatura e dei dialoghi. La lunghezza del libro (540 pagine nell’edizione italiana) trova un’eco anche nel film, cha ha una durata di ben quattro ore e trenta minuti!

Serena Esposito

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